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La persona che esegue queste opere abita a Murano, inizia a lavorare il vetro in giovane età presso una delle più grosse e famose vetrerie di Murano, avuta l'occasione dal carissimo amico Vanni (abile nella lavorazione del vetro a lume) di poter conoscere ed apprendere un nuovo ramo della lavorazione del vetro, acquisì le tecniche di lavorazione necessarie per poter sviluppare artigianalmente la sua creatività. Dopo aver acquistato dimestichezza e manualità matura l'idea di avviare un'attività artigianale nel cuore di Venezia, cosa che si realizza da lì a pochi anni appena riesce a trovare il posto adatto per farsi conoscere. Si possono attualmente ammirare le creazioni che MV si disegna e dopo lunghi periodi di studi e prove tramuta da un semplice disegno in un prodotto artigianale così difficile da concepire e realizzare che in molti casi resta un pezzo unico ed irripetibile.
Molte sono le teorie che sono state formulate su quest'argomento. La più antica, sembra, sia quella dello storico romano Plinio il Vecchio (23-79 a.C.) il quale narra che dei marinai approdati nelle spiagge della Fenicia, e più precisamente alle foci del fiume Belus, sbarcati per cucinare il cibo accesero del fuoco sulla sabbia ed adoperando dei blocchi di nitro (soda), che stavano trasportando per contenere il fuoco e sostenere i recipienti sul fuoco, videro con stupore che, con l'aumentare del fuoco, sabbia e nitro si trasformavano in un materiale cristallino fino ad ora sconosciuto: il vetro.
Probabilmente questa è solo una leggenda, basti pensare che per fondere assieme sabbia e soda in adatti recipienti e dentro ad appositi forni, la temperatura del fuoco deve essere sicuramente superiore ai 900 gradi. Questo, però conferma la teoria per la quale si attribuisce la scoperta del vetro, in maniera del tutto casuale, probabilmente legata alla fusione dei metalli, per i quali la temperatura è molto alta e fatta in appositi forni. L'accostamento di materiali vari, (tra i quali sabbia e soda presumibilmente usati per arginare crepe e fori nei forni di fusione) farà si che venga scoperto questo materiale liquido ad alte temperature, ma solido e cristallino a temperature ambiente. Così l'uomo ha sfruttato questa casuale scoperta perfezionandola con varie tecniche...... Rimane accertato che tutto nasce e progredisce nella zona mediterranea come, appunto, viene documentato dai reperti archeologici che provengono dalla Mesopotamia (Siria Fenicia), che ci dimostrano che in ordine di tempo le prime utilizzazioni del vetro (o paste vitree) sono state di oggetti di piccole dimensioni quali perle, placche e monili vari. Solo in seguito si arriva all'esecuzione di contenitori: vasetti e ciotole. Questi venivano creati con la tecnica del "nucleo friabile" ossia la colatura del vetro su di un nucleo modellato di argilla-sabbia. A lavorazione ultimata veniva estratto il nucleo, raschiato e pulito dall'impasto sopracitato. Così si sono ottenuti gli oggetti atti all'uso quotidiano, all'inizio solo arricchiti dalla fantasia dei vetri policromi, affiancati poi dalla tecnica, sviluppatasi in Egitto e in Grecia, denominata tecnica dei vetri murrini. Il maggior sviluppo della lavorazione del vetro viene raggiunto dai romani, i quali nel II sec. a.C. applicano alla tradizionale lavorazione la soffiatura del vetro, tecnica che cambierà completamente l'esecuzione degli oggetti. La loro produzione raggiunge livelli tecnico-esecutivi molto alti considerando i mezzi limitati a loro disposizione. Con la caduta dell' Impero Romano l'arte del vetro subisce un certo abbandono si continua a produrre in Asia ed Europa ma non certo al livello dei romani, esempio di gradita varietà e raffinatezza. Solo a Venezia prima del Mille si assiste ad una rinascita di quest'arte che progredisce sia nella tecnica sia nella lavorazione artistica. Nel 1292 le vetrerie di Venezia, a causa degli innumerevoli incendi, per volere del doge vengono trasferite e Murano, dove già ne esistevano. E' proprio a Murano che rapidamente si sviluppa l'arte vetraria, nel periodo che va dal Quattrocento al Seicento, dove raggiunge il suo massimo splendore sia con forme ed oggetti innovativi, sia con innumerevoli e nuove tecniche. Con la fine della Serenissima anche quest'arte subisce una decadenza, la ripresa avviene circa verso la metà dell'Ottocento, imprenditori ed esperti si prodigano a far riflettere l'arte d'oro appartenente a Murano. Finanziatori ed abili maestri, gli uni avvalendosi dell'apporto degli altri, con la loro tenacia ripresero la fabbricazione degli smalti, del calcedonio, del lattimo. Scoprirono nuovi colori e perfezionarono quelli già esistenti, ripresero anche l'antica produzione dei vetri murrini. Così Murano nell'Ottocento raggiunse i massimi livelli artistici.
(Un ringraziamento particolare a Vittorio (per gli amici) per il testo storico.)